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Inksight Tattoo Project

22 settembre 2017

Il tatuaggio è un’opera eterna su un supporto effimero.”

Pascal Tourain

Il tatuaggio è una pratica particolare quanto antica. Vi sono tracce di tale tecnica di decorazione del corpo che risalgono fino a 3000 anni Avanti Cristo, con la prima mummia Ötzi ritrovata in Italia, portatrice di ben 61 tatuaggi, per non parlare del significato che rivestiva nell’Antica Roma, attraverso i quali era possibile identificare a quale esercito appartenesse un soldato in battaglia. In Italia in particolare, il tatuaggio ha sempre rivestito un’importante funzione religiosa, fin dai tempi delle Crociate.

Ad un certo punto però, in Europa, il tatuaggio comincia ad essere visto come un simbolo di marginalità sociale. Anche per questo motivo, perciò, ancora oggi tatuaggi e lavoro non vanno a braccetto: sebbene in Italia non esista alcuna legge che vieti i tatuaggi nel mondo del lavoro (eccetto per alcune regolamentazioni previste per le forze dell’ordine) è possibile che questi ultimi determinino una sorta di discriminazione sul posto di lavoro. I tatuaggi nell’immaginario comune possono infatti essere assimilati a forme preoccupanti di ribellione. C’è però una buona notizia: tale pregiudizio è legato solo ad alcuni ambiti lavorativi. In determinati settori, ritenuti più giovanili, la presenza di tatuaggi è considerata assolutamente meno incisiva.

Oggi il tatuaggio è tornato, diventando la passione del momento. La pelle degli italiani è sempre più decorata: quasi sette milioni di persone, circa il 12.8% della popolazione, si tatuano indelebilmente (studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità).

 La ricerca condotta dai tre studenti di Marketing Management dell’Università Bocconi, Maria Beatrice Casarosa, Giulia Flagella e Alfredo Valerio, ha lo scopo di identificare quali siano i principali driver di soddisfazione sottostanti all’esperienza del tatuaggio. Il fine ultimo della ricerca è quello di lanciare un portale web, che possa accompagnare il cliente durante l’intero arduo processo di scelta del tatuatore. Per ottenere tale risultato sono stati indagati i benefici ricercati da giovani tatuati di età compresa tra 18 e 35 anni. L’indagine è stata strutturata principalmente in due fasi tra loro complementari: una di emersione di nuovi insight attraverso ricerche qualitative, focus group e interviste in profondità, e una di approfondimento, sfruttando un questionario quantitativo, sottoposto a 440 rispondenti.

Da tale ricerca è emerso quanto sia elevato il coinvolgimento associato alla scelta del tatuatore. Essendo infatti un’esperienza unica e molto personale, il rischio percepito da chi deve tatuarsi, soprattutto se per la prima volta, è altissimo. Da qui l’obiettivo primario di accompagnare e quindi facilitare un processo di scelta, molto critico e delicato, fornendo agli utenti del portale web la possibilità di lasciare feedback ed opinioni, raccontare la propria esperienza, tenersi aggiornati sulle ultime novità del settore e condividere con gli altri, tramite anche l’utilizzo dei social, i risultati finali.

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