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Luxury headphones: Quality vs Design

15 agosto 2016
Senza titolo

“Concedetemi il lusso, e chiunque può tenersi il necessario.”

Oscar Wilde

Come cambiano le abitudini del consumatore quando la tecnologia incontra il lusso?

Il mondo dell’hi fi è caratterizzato oggigiorno da alta specializzazione, alte prestazioni e, soprattutto, forte competizione. Le aziende più forti che producono e commercializzano Luxury Headphones sono poche e, di anno in anno, cercano di aggiudicarsi nuovi vantaggi competitivi e fette di mercato. Ciò che le differenzia, aldilà degli attributi tecnici e le prestazioni, è sostanzialmente il posizionamento del loro brand sul mercato e, di conseguenza, nella mente del consumatore.

Con questa ricerca Selena Chen, Anna Orlandi e Alessandro Santomaggio hanno cercato di identificare quali sono le aziende leader nel settore, le percezioni ed associazioni ai brand più forti, i driver di scelta che guidano il consumatore nella scelta del prodotto e come cambiano le abitudini di consumo e di ascolto degli utilizzatori a seconda dell’età, il tutto partendo da una ricerca meramente qualitativa per arrivare ad un’analisi statistica dei dati raccolti.

Il risultato è stata una divisione e profilazione del mercato target in cluster di consumatori omogenei all’interno ma con esigenze, preferenze e gusti diversi tra loro.

Grazie a questa ricerca è stato inoltre possibile individuare quelle lacune del mercato in esame che permetterebbero alle aziende di inserirsi in modo vincente: i 3 studenti hanno così completato la ricerca sviluppando implicazioni manageriali, proponendo esempi di nuovi prodotti e attività di marketing strategico.

Canile o Allevamento?

5 luglio 2016
cani

“Non c’è fedeltà che non tradisca almeno una volta, tranne quella di un cane.”

(Konrad Lorenz)

“Fissa il tuo cane negli occhi e tenta ancora di affermare che gli animali non hanno un’anima.”

(Victor Hugo)

 

In Italia sono circa 150.000 i cani che vivono in canili che, spesso, rappresentano per loro vere e proprie prigioni, in condizioni di vita pessime e in spazi totalmente inadeguati. Nasce da qui l’urgenza di trovare nel più breve tempo possibile una famiglia che poso accoglierli e donare loro una nuova vita.
In questa ricerca Aura Di Flaviano, Marco Moavero e Marika Saponari propongono alcune idee che hanno come obiettivo quello di aumentare le adozioni presso i canili.
A tale scopo, vengono identificati cluster di individui sulla base dei driver di scelta di un cane per capire quali sono quelli che più degli altri vanno sensibilizzati sull’argomento. Successivamente, vengono suggerite alcune proposte per migliorare l’esperienza degli individui nel processo di adozione presso un canile, lavorando sugli elementi che incidono maggiormente sul livello globale di soddisfazione.

Il futuro dei ricavi da gara nel calcio italiano: un’analisi empirica

22 giugno 2016
calcio

“Non c’è niente di più triste di un pallone sgonfio…”

Pelè

Nel contesto italiano i ricavi da gara rappresentano una quota pari al 10% del fatturato totale delle società di Serie A, una percentuale ridotta se confrontata con i dati delle altre top league europee e con quelli relativi alle altre voci di ricavo. La sproporzione tra tali componenti e la dipendenza dalla vendita dei diritti ai Media sono fattori di instabilità del sistema, e le società di calcio professionistico sono alla ricerca di soluzioni valide per riportare l’equilibro nel fatturato e, contestualmente, i propri tifosi allo stadio.

Con il presente progetto Chiara Cappellari si propone di comprendere quali siano le cause del fenomeno e quali possano essere le azioni manageriali da implementare per contrastare il basso riempimento degli stadi del nostro Paese.

Da una prima analisi è emerso che i prezzi attuali risultano essere mediamente elevati per i consumatori, e che dunque sarebbe opportuno per il management ridefinire il proprio sistema prezzi, sia in relazione al singolo biglietto sia con riferimento alla creazione di nuovi “pacchetti”.

La ricerca si è poi rivolta all’individuazione dei principali driver di soddisfazione dei tifosi, che sono risultati essere la qualità dello spettacolo offerto, la sicurezza garantita durante le manifestazioni sportive e la visibilità dalle postazioni allo stadio. Il management potrebbe colmare i gap esistenti investendo nel lungo periodo su tali aspetti e disegnando risposte appropriate: dalla progettazione di nuovi e moderni stadi, alla formazione di steward preparati e tifosi responsabili, all’offerta di un calcio di qualità ed eventi complementari

L’estensione di marca verso il settore alberghiero, brand di lusso versus brand di fast fashion, il caso Zara.

30 maggio 2016
Senza titolo

Quando entri in una stanza d’albergo e chiudi la porta, sai che c’è un segreto, un lusso, una fantasia.

(Diane von Furstenberg)

Al momento gran parte della popolazione non può permettersi di comprare il lusso sotto ogni forma, non si può permettere costantemente di comprare vestiti di alta moda o aspirare ad una notte in una delle camere di questi hotel firmatissimi.

Tuttavia vi è una soluzione abbastanza ragionevole: oggi giorno se non si può acquistare un completo da Armani ci si può recare, per esempio, da Zara e cercare qualcosa di simile; non sarà esattamente lo stesso modello, la qualità certamente non è la medesima, ma il cartellino con il prezzo sorride e per l’effetto che farà il vestito ne varrà senza dubbio la pena.

L’aspetto rilevante di questa tipologia di acquisti è che provocano nel consumatore la sensazione di essere smart: il consumatore sente di aver fatto un “affare” perché riesce generalmente a spendere una cifra ragionevole ma ad ottenere quello che vuole.

Nel settore alberghiero non si trova un corrispettivo di offerte come Zara per l’abbigliamento: esistono più che altro una serie di hotel dai nomi più o meno sconosciuti al cliente e non molto rassicuranti, mentre il valore di brand come Zara potrebbe offrire la sicurezza di una value proposition credibile e affidabile.

Partendo quindi da questi presupposti nasce l’idea della ricerca di Caterina Braguzzi: e se Zara creasse un hotel? Armani l’ha fatto; Bulgari nella stessa maniera.

Armani e Bulgari sono simbolo del lusso mentre Zara è l’emblema di questo atteggiamento del consumatore (nonché una marca con elevata brand awareness e di valore), allora perché non potrebbe creare un hotel in grado di democratizzare un’esperienza di soggiorno che rispetti le condizioni sopra citate e che oggi non trova una simile offerta nel mercato?

Attraverso questo lavoro si è cercato di capire se questo modello di business potesse essere di successo anche per un brand agli antipodi del lusso.

 

TRENITALIA E IL RIDE-SHARING: LO STUDIO DI UNA STRATEGIA IMITATIVA TRAMITE L’UTILIZZO DELL’ADAPTIVE CHOICE BASED CONJOINT

20 aprile 2016
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 “Fare le cose vecchie in modo nuovo: questa è innovazione

(Schumpeter)

Il presente elaborato si propone di analizzare la fattibilità di una strategia imitativa incrementale attuabile dalla società ferroviaria Trenitalia S.p.A. per penetrare il neo mercato del ride-sharing all’interno dei confini nazionali, oggi dominato essenzialmente da un unico attore, la start-up francese BlaBlaCar. Per ottenere le evidenze a supporto della tesi, Vera Ambrogiani ha optato per l’utilizzo di un modello innovativo della Conjoint Analysis, una delle metodologie più diffuse di analisi del comportamento del consumatore: Adaptive Choice-Based Conjoint.

Il ride-sharing è una realtà nuova che si è affacciata nel panorama europeo dei trasporti da circa un decennio avanzando una proposizione di offerta del tutto innovativa che ha allargato i confini del settore stesso. Il ride-sharing – ovvero la condivisione da parte di un gruppo di persone delle spese di viaggio supportate da un conducente che mette a disposizione i posti liberi della propria auto per il raggiungimento di una destinazione condivisa – pone le proprie fondamenta nel ben più ampio fenomeno della sharing-economy, l’economia della condivisione, alla cui base c’è  sia un crescente empowerment del consumatore che, uscendo dalla sua veste tradizionale, tende a farsi sempre più spesso produttore o fornitore di un’offerta alternativa, sia una perdita di valore del concetto di proprietà. Come qualsiasi nascita di un blue ocean in un settore già consolidato, l’avvento del ride-sharing può rappresentare sia una minaccia che una opportunità per gli incumbent attuali, tra cui appunto Trenitalia. Da valutare e misurare è in che termini questo si prospetta tale.

Nella letteratura il ride-sharing è stato indagato nei suoi aspetti di composizione dell’offerta, da un punto di vista sia tecnologico ed ingegneristico, sia antropologico ed economico, studiato soprattutto in termini di output del mega trend della sharing economy. Nell’ambito del settore dei trasporti il ride-sharing viene accennato in riferimento al filone della mobilità sostenibile, ma quasi del tutto assente è un’analisi che si proponga di analizzare i suoi confini competitivi e i nessi di sostituibilità o complementarietà con gli altri servizi di trasporto, tra cui il treno. In Italia, inoltre, i contributi su questo argomento in riferimento ai confini nazionali sono praticamente assenti, come assenti sono studi di fattibilità di entrata in questo mercato da parte degli incumbent dei mercati adiacenti.

Il progetto di tesi, quindi, si propone di analizzare in modo approfondito i specifici confini competitivi del ride-sharing nei confronti del servizio ferroviario, per stimare la capacità di successo di un’eventuale entrata di Trenitalia con una propria piattaforma proprietaria, in un’ottica di un’offerta completa e sostenibile di mobilità.

Sponsorship sportiva: studio empirico delle diverse applicazioni e degli effetti della pratica nel ciclismo professionistico

7 marzo 2016
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“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”

(Albert Einstein)

Il ciclismo è certamente tra gli sport più popolari e romantici, carico di storia e ricco di imprese eroiche. Come altri sport, però, per stare in equilibrio e continuare a muoversi  fa oggi largo ricorso alla pratica della sponsorship commerciale per garantire a squadre, eventi e manifestazioni  i fondi necessari per svolgere le attività agonistiche.

Il lavoro di Federico Damiani si pone l’obiettivo di comprendere il fenomeno delle sponsorizzazioni ciclistiche attraverso una ricerca quantitativa, con l’obiettivo di comprendere quale sia per un brand la modalità più efficace per sfruttare tale strumento e quali siano i suoi effetti sulla marca.

Dopo aver stabilito quale sia l’importanza della sponsorizzazione nel processo di scelta finale, la ricerca si è focalizzata sulle caratteristiche dei Team in grado di influenzare l’efficacia della sponsorizzazione in qualità di strumento di marketing. Emerge chiaramente come  il livello agonistico della squadra e degli atleti sia il primo e rilevante fattore a determinare la risposta del cliente finale e, di conseguenza, la buona riuscita della sponsorship.

Infine, lo studio ha indagato gli effetti della pratica sulla percezione di marca dello sponsor, evindenziando come, grazie alla sponsorship, i marchi siano in grado di migliorare il proprio posizionamento con particolare riferimento ad attributi legati all’innovatività e alla competitività.

“Nutricosmetics: Designing effective marketing strategies to exit the niche and target a sizable market”

3 febbraio 2016
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“Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”

(“Let food be thy medicine and medicine be thy food.”)

Ippocrate, 431 A.C.

 

Negli scorsi cinque anni, il lancio di nuovi prodotti e il cambiamento nello stile di vita dei consumatori hanno fatto emergere un crescente interesse nei confronti del concetto di “beauty from within” (“bellezza dall’interno”). Il fenomeno, a cui le aziende hanno risposto con la creazione della “nutricosmetica” (integratori e cibi per la bellezza di pelle, capelli e unghie), è basato sull’idea che il consumo di specifici nutrienti possa agire sul nostro aspetto esteriore.

Se in Asia i prodotti nutricosmetici hanno già rivoluzionato la bellezza e assottigliato sempre più i confini tra il mercato cosmetico e nutrizionale, oggi la categoria non ha ancora raggiunto il suo potenziale di diffusione presso i consumatori occidentali.

Tra gli ostacoli principali, si possono evidenziare:

  1. Lo scetticismo del consumatore;
  2. Scelte di marketing errate (limitanti sul target, perlopiù focalizzato sugli anti-ageing, o incoerenti nell’utilizzo delle 4P del marketing);

L’obiettivo di questa ricerca è di indagare come il rapporto dei consumatori con il mondo della bellezza sta evolvendo e rispondere quindi alla seguente domanda:

“Quali sono le strategie di marketing che le aziende dovrebbero adottare per introdurre nuovi segmenti di mercato all’uso di nutricosmetici?”

Lo studio, basato su una prima fase di analisi qualitativa ed una successiva di analisi quantitativa, ha permesso di fare emergere gli elementi di successo per una strategia di marca mirata. Si propone inizialmente una matrice volta a indirizzare le decisioni di branding e, in seguito, una strategia di marketing per lo sviluppo graduale della consumer base tramite l’investimento su diversi segmenti di domanda.

Claudia Aiello