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CULINARY REVOLUTION : i canali decisionali e l’importanza delle guide gastronomiche

17 gennaio 2018

“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte.”

Francois De La Rochefoucauld

L’obiettivo di questa ricerca è innanzitutto inquadrare una realtà oggi in forte crescita: il mondo dell’enogastronomia italiana e tutto ciò che gli ruota attorno. In passato lo strumento principe per scegliere un ristorante era la guida gastronomica. Oggi si consulta TripAdvisor direttamente dallo smartphone: in pochi secondi si sfogliano le foto dei piatti e si leggono le recensioni degli altri utenti. I confini tra un ristorante tre stelle Michelin e un locale street food gourmet sono sempre più labili e il palato dei consumatori diventa sempre più fino.  A causa di questa miscellanea di tendenze ed evoluzioni nel mondo della ristorazione è necessario fare ordine in un mondo di confusione. Uno dei più grandi gap a cui dare una risposta è quindi il ruolo delle guide gastronomiche al giorno d’oggi e indagare quale sarà il loro posto nel futuro prossimo. Come possono, le guide, evolversi in un mondo che va sempre di più verso l’opinione degli utenti, la condivisione e la consumer creation dei contenuti? Come si reagisce al colosso Tripadvisor che guadagna sempre più terreno?

Scopriamo tutto ciò nell’interessantissima ricerca di Aura Di Flaviano Padula.

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Inksight Tattoo Project

22 settembre 2017

Il tatuaggio è un’opera eterna su un supporto effimero.”

Pascal Tourain

Il tatuaggio è una pratica particolare quanto antica. Vi sono tracce di tale tecnica di decorazione del corpo che risalgono fino a 3000 anni Avanti Cristo, con la prima mummia Ötzi ritrovata in Italia, portatrice di ben 61 tatuaggi, per non parlare del significato che rivestiva nell’Antica Roma, attraverso i quali era possibile identificare a quale esercito appartenesse un soldato in battaglia. In Italia in particolare, il tatuaggio ha sempre rivestito un’importante funzione religiosa, fin dai tempi delle Crociate.

Ad un certo punto però, in Europa, il tatuaggio comincia ad essere visto come un simbolo di marginalità sociale. Anche per questo motivo, perciò, ancora oggi tatuaggi e lavoro non vanno a braccetto: sebbene in Italia non esista alcuna legge che vieti i tatuaggi nel mondo del lavoro (eccetto per alcune regolamentazioni previste per le forze dell’ordine) è possibile che questi ultimi determinino una sorta di discriminazione sul posto di lavoro. I tatuaggi nell’immaginario comune possono infatti essere assimilati a forme preoccupanti di ribellione. C’è però una buona notizia: tale pregiudizio è legato solo ad alcuni ambiti lavorativi. In determinati settori, ritenuti più giovanili, la presenza di tatuaggi è considerata assolutamente meno incisiva.

Oggi il tatuaggio è tornato, diventando la passione del momento. La pelle degli italiani è sempre più decorata: quasi sette milioni di persone, circa il 12.8% della popolazione, si tatuano indelebilmente (studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità).

 La ricerca condotta dai tre studenti di Marketing Management dell’Università Bocconi, Maria Beatrice Casarosa, Giulia Flagella e Alfredo Valerio, ha lo scopo di identificare quali siano i principali driver di soddisfazione sottostanti all’esperienza del tatuaggio. Il fine ultimo della ricerca è quello di lanciare un portale web, che possa accompagnare il cliente durante l’intero arduo processo di scelta del tatuatore. Per ottenere tale risultato sono stati indagati i benefici ricercati da giovani tatuati di età compresa tra 18 e 35 anni. L’indagine è stata strutturata principalmente in due fasi tra loro complementari: una di emersione di nuovi insight attraverso ricerche qualitative, focus group e interviste in profondità, e una di approfondimento, sfruttando un questionario quantitativo, sottoposto a 440 rispondenti.

Da tale ricerca è emerso quanto sia elevato il coinvolgimento associato alla scelta del tatuatore. Essendo infatti un’esperienza unica e molto personale, il rischio percepito da chi deve tatuarsi, soprattutto se per la prima volta, è altissimo. Da qui l’obiettivo primario di accompagnare e quindi facilitare un processo di scelta, molto critico e delicato, fornendo agli utenti del portale web la possibilità di lasciare feedback ed opinioni, raccontare la propria esperienza, tenersi aggiornati sulle ultime novità del settore e condividere con gli altri, tramite anche l’utilizzo dei social, i risultati finali.

Il futuro delle agende cartacee in un mondo digitale

27 agosto 2017

«…La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l’abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti» 

Isabel Allende

Per quanto il mondo si stia progressivamente digitalizzando, un sostanziale numero di giovani under-30, utilizza ancora supporti cartacei per la pianificazione della propria giornata. L’obiettivo della ricerca è stato infatti quello di individuare un futuro per i supporti cartacei come appunto le agende.
L’analisi si è voluta concentrare in particolare su un target giovanile, andando a comprendere quali siano le caratteristiche dei giovani riguardo il loro modo di utilizzare le agende o i devices tecnologici per memorizzare ed organizzare i propri impegni quotidiani. Dopo aver indagato quali siano le preferenze sui possibili attributi delle agende, si è riusciti ad identificare quattro cluster di clienti, che potessero rappresentare quattro diverse tipologie di utilizzatori di agende.
Successivamente l’indagine riguardo la percezione del brand Moleskine da parte dei consumatori, ed il suo confronto con i brand competitor, ha portato ad inaspettati riscontri come la consapevolezza che alcune caratteristiche quali la leggerezza o la possibilità di ricaricare i fogli interni, abbiano una maggior importanza percepita rispetto al brand.

Con l’obiettivo di togliere quote di mercato ai competitor nel mercato femminile e penetrare in quello maschile (più sensibile alla digitalizzazione), sono stati proposti due profili di offerta. Ciò che li differenzia è la possibilità di scrivervi anche con la Smartpen, un device già lanciato da Moleskine, che al momento non risulta ancora molto conosciuto in Italia ma che la nostra analisi conferma vincente da un punto di vista di concept.

Gaming: What do consumers desire from FIFA 18?

10 luglio 2017

“È più facile amare un brand quando il tuo brand ti ricambia.”

Seth Godin

I videogiochi sono ormai considerati non più un semplice passatempo per adolescenti annoiati, ma grazie al livello di sofisticatezza tecnica hanno raggiunto un livello di bellezza tale da essere considerati l’ottava arte. Ci sono e ci sono stati videogiochi che grazie alla loro capacità di essere avvincenti e appassionanti non solo sono ricordati nell’immaginario collettivo ma hanno fatto viaggiare con la fantasia milioni di persone nel mondo, proprio come un romanzo avvincente.

Alcuni videogiochi hanno saputo ispirare film (Assassin’s Creed) e altri sono diventati un pilastro di cultura pop (Final Fantasy e Super Mario).

I videogiochi hanno raggiunto ormai una dignità tale da essere considerati una forma di entertainment, come la televisione ed il cinema.

I videogames di simulazione calcistica rappresentano un importante veicolo per soddisfare singolarmente ed in compagnia la passione per il calcio, al pari di guardare una partita in diretta o giocare al campetto con gli amici. Ogni anno si rinnova la sfida fra FIFA e PES per il controllo del mercato. FIFA gode da diversi anni di una leadership assoluta, ma PES non molla provando ad aumentare la propria offerta di valore.

La ricerca sviluppata da tre studenti di marketing: Francesco Tuscolano, Matteo Fusaro, Fabio Priviero, si propone di indagare su quali fattori di soddisfazione deve agire EA SPORT per difendersi da KONAMI e mantenere la propria clientela stabile e soprattutto fidelizzata. Siccome l’obiettivo della ricerca è quello di sviluppare idee per le innovazioni incrementali, il target di riferimento sono stati gli opinion leader: i clienti più fedeli ed appassionati al brand.

The usage of subliminal messages in advertising: an empirical investigation about their efficacy

6 giugno 2017

“I saw a subliminal advertising executive, but only for a second.”

Steven Wright

Secondo un articolo del “The Guardian”, tutti siamo esposti a 3500 messaggi pubblicitari al giorno. Tuttavia, il 99% di questi non ha impatto e non vengono ricordati. Solo alcune pubblicità riescono a catturare l’attenzione del consumatore e ancora meno inducono lo stesso a comprare il prodotto pubblicizzato. Per questo, le agenzie pubblicitarie devono adottare una serie di tecniche per rendere la pubblicità memorabile. Tra queste tecniche, l’inclusione di messaggi subliminali è ancora oggi una delle più utilizzate.

Nonostante la vasta letteratura sull’argomento, i diversi studi sull’efficacia dei messaggi subliminali hanno prodotto risultati contrastanti e tutt’oggi la scienza non è in grado di dire se questi particolari messaggi siano efficaci o meno.

L’obiettivo di questa analisi è investigare se i messaggi subliminali possono avere un effetto sulle valutazioni di una pubblicità, sul brand, sull’intenzione all’acquisto e sulla willingness-to-pay. L’esperimento è stato condotto su due pubblicità, una di un gin e una di un cheeseburger. Per ogni pubblicità, sono state create due versioni, una con messaggio subliminale sessuale e una senza alcun messaggio subliminale. La differenza nelle valutazioni delle due versioni della stessa pubblicità ha rivelato l’efficacia o meno dei messaggi subliminali.

I risultati ottenuti dimostrano che la presenza di messaggi subliminali fa percepire la pubblicità come più memorabile. La significatività di altre variabili utilizzate nello studio cambia a seconda della categoria di prodotto.

La conclusione a cui è giunto questo studio è che i messaggi subliminali sessuali hanno efficacia a seconda della categoria di prodotto pubblicizzato ed è su questa relazione che dovranno indagare gli studi futuri.

Il Social Customer Service in Italia: contesto attuale e analisi empirica sui consumatori

15 maggio 2017

“I clienti ci saranno fedeli fino al momento in cui un concorrente offrirà un servizio migliore”

Jeff Bezos

In un mondo in cui la tecnologia si è perfettamente radicata nella quotidianità e la connessione ad Internet è sempre più rapida ed estesa, le imprese non si lasciano scappare l’occasione di sfruttare tutto questo per essere ancora più vicine ai propri clienti effettivi e potenziali. Si sviluppa quindi l’esigenza di supportare i consumatori anche attraverso i social network, offrendo il cosiddetto social customer service: l’obiettivo è quello di garantire un ulteriore punto di contatto a tutte quelle persone orientate a queste piattaforme oramai largamente affermate.

 

Qual è il contesto attuale in Italia? Quali sono le strategie adottate delle imprese? Cosa pensano i consumatori di questo servizio? Per rispondere a queste domande, Nicolò Bonazzi ha condotto uno studio empirico composto da un’analisi qualitativa e un’analisi quantitativa, analizzando come target la Generazione Y, gruppo di individui orientati alla tecnologia che sta trainando verso il digitale tutte le altre generazioni.

 

Lo studio è composto da un’analisi del comportamento degli individui nell’interazione con le aziende sui social network. Si passa poi attraverso esperimenti condotti contattando i canali social di alcune imprese, concludendo con alcune interviste singole in profondità. Lo studio termina con un questionario volto ad ottenere risultati statisticamente significativi e analizzare più nel dettaglio l’importanza e la soddisfazione relative al servizio. In conclusione vengono stilate alcune implicazioni manageriali che illustrano in che modo le imprese possono introdurre o migliorare il proprio social customer service.

Price assessment of discontinuous innovations: an empirical analysis on CucinaBarilla launch

27 marzo 2017

“Tu non vendi ciò che dici di vendere. Vendi quello che chi compra pensa di ricavare dal tuo prodotto”

(John Jantsch)

E se qualcuno cucinasse al posto tuo? CucinaBarilla, lanciato nel 2015 da Barilla in partnership con Whirlpool si promette di fornire una risposta a questa domanda. La ricerca qui condotta permette di capire al meglio i motivi del cambio di strategia di Barilla nei confronti del prodotto in oggetto. Ad ottobre 2016, ad un anno dal primo lancio del prodotto, l’azienda di Parma ha deciso di rivedere completamente il business model associato a CucinaBarilla. Grazie alle tecniche di analisi applicate da Giacomo Casini in questa ricerca è emerso che comunicazione e prezzo sono state le variabili chiave nel determinare gli iniziali risultati del prodotto, nonché gli elementi su cui è stato basato il conseguente cambio strategico.